PERCORSI – PATHWAYS

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Tutto può essere arte.
Arte può essere solo la nostra anima trasmessa in ciò che creiamo.
Io cerco sempre di mettermi in gioco, di trasmettere, di far sì che le mie opere siano il mondo che
ho dentro. Bisogna essere degli onnivori capaci di non fermarsi alle etichette, agli status quo, l’arte
è fondamentalmente un’anarchia, l’unica legge è il rispetto e l’onestà verso se stessi.
Io voglio fare una semplice cosa: creare, con qualsiasi cosa, sentendo sotto le dita il magico potere
che c’è nel mondo reale.
Una volta lessi un libro sulla manutenzione delle biciclette che diceva che una bicicletta si può
smontare con un sasso ed un chiodo, io direi che il mondo reale si può smontare con un sasso ed
un chiodo, non serve molto altro, solo occhi in grado di sentire bene e un’anima leggera come un
aereo di carta.
Il segno come punto cardine del mio lavoro ha assunto sempre maggiore rilievo. Dagli
espressionisti tedeschi ho appreso il valore dell’espressività umanizzata.
Da Munari ho appreso l’onestà che deve accompagnare il mio lavoro.
Non c’è arte senza che in ogni pennellata, in ogni millimetro di inchiostro non ci sia una parte del
mio essere.
La magia dell’arte è nel creare vere pietre filosofali capaci di trasmettere e nello stesso tempo di
assorbire energia, energia di chi le crea e di chi le guarda.
Trovare nel segno la propria Africa, quel continente nascosto in noi, solo così, io credo, è
possibile trasmettere, creare, condividere.
Io cerco la purezza di un segno che non sia solo casuale o manierista, ma che sia il vero mio io.
Che sia orrendo, che sia sublime, il mio lavoro è sempre uno specchio di ciò che sono in
quell’istante, in quel periodo.
Nella mia anamnesi artistica ci sono dei buchi, anni nei quali non c’è nulla, perché non c’ero io.
L’altalena alla quale sono condannato è questa: grandiosi periodi seguiti dal nulla.
E’ una condanna di continui alti e bassi, ma è un piacevole soffrire perché il premio finale è il liberare tutte le energie accumulate ed allora è un’esplosione, una girandola di colori, di forme, di segni-sogni.
Io mi considero un operatore dell’immagine.
Guardo, sento, apprendo, accumulo per poi con dolcezza o con istintiva sete di grazia trasmettere il mio mondo, il mio continente, la mia energia.
Raccontare una storia di immagini attraverso le parole è sempre difficile…